Dietro le quinte (location 1: Milano)
Milano è la città in cui sono nata.
La Milano di adesso non è la Milano di Non ti voglio vicino, che era la Milano della Seconda Guerra Mondiale e del Dopoguerra. Si arriva anche i giorni nostri, ma lì la città diventa altro, è più defilata, trasversale.
Mio padre ha molto amato la sua città e me ne ha sempre raccontato con nostalgia. Di quando potevano giocare in strada, per ore, senza che passasse una macchina; di quando i prati e gli orti erano dove adesso ci sono palazzi e uffici; di quando la gente viveva la città e non la subiva.
Mia madre, da piccola, ha vissuto Milano un po’ come un incubo, perché aveva vissuto molti anni con i suoi nonni, a Desio. Poi, seguendo i suoi genitori, ci si è trasferita e se n’è innamorata.
Lei ha continuato ad amarla, Milano, Renzo invece non la riconosceva più. Ultimamente la amava e la odiava.
Io la amo molto, ma mi rendo conthe sta diventando un mostro in cui la gente conta sempre meno e in cui la bellezza è soggiogata dall’avidità. La parola d’ordine è: costruire e fare soldi.
Comunque, la Milano che dà l’avvio al mio romanzo, è questa…

(Questa foto fa parte di una serie scattata da un amico di mio padre. Credo l’anno sia il 1944, l’epoca in cui Via Caracciolo, a Milano, fu bombardata)
“Arriva alla Bovisa e da lì si avvia verso casa, in via Caracciolo. Incrocia poche persone, tutte con l’aria tirata, stanca. Cammina in fretta, a testa bassa. Parte della via Mac Mahon è impraticabile. Lorenzo non riesce a credere ai propri occhi. I palazzi sono sventrati e di alcuni restano solo dei pezzi, il resto è raccolto in montagne di detriti. La polvere gli impedisce di respirare bene.”…